Sono rari?
Un’altissima percentuale di persone ne soffre. Molti scelgono di non parlarne perché ne sono imbarazzati o hanno paura di essere considerati “malati”. Tra chi sceglie di affrontare il problema, alcuni scelgono la via della psichiatria e della terapia farmacologica, altri scelgono forme terapeutiche alternative.
Cosa sono?
La medicina non sa spiegare esattamente cosa siano gli attacchi di panico. A livello medico non c’è nulla che non va; eppure, quando si manifestano, la nostra mente percepisce un imminente pericolo e ci fa vivere sensazioni fisiche molto forti: sudori freddi, debolezza, giramenti di testa, svenimenti. Possiamo provare da un leggero disagio ad un vero e proprio terrore.
Da dove vengono?
Spesso gli attacchi di panico emergono in momenti chiave della nostra vita: dopo la scomparsa di una persona cara, nella fase di transizione dalla scuola al lavoro, dopo un licenziamento, dopo la fine di una relazione sentimentale; insomma, dopo eventi che cambiano la nostra vita in maniera significativa.
Questi eventi provocano in noi forti emozioni che il contesto sociale in cui viviamo, la nostra formazione culturale o le nostre credenze personali ci inducono a considerare “inopportune”. Spesso si tratta di quelle emozioni comunemente considerate negative: tristezza, rabbia, dolore, disperazione.
Gli attacchi di panico possono manifestarsi a distanza di mesi o di anni dall’evento traumatico, quando la vita sembra tornata alla normalità. In realtà queste emozioni, cui in passato abbiamo negato la naturale espressione, sono rimaste bloccate e si sono accumulate dentro di noi, manifestandosi oggi come ansie e attacchi di panico.
Cosa ci succede?
L’attacco di panico può manifestarsi in diverse maniere:
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-a livello fisico crea palpitazioni, forte sudorazione, vertigini, tremori, spasmi muscolari, difficoltà a respirare, nausea;
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-a livello psicologico ed emozionale provoca una grande confusione mentale e paura, spesso terrore, che da un momento all’altro si possa star male, svenire, perdere il controllo, impazzire o addirittura morire.
Ciò che spaventa di più è la sensazione di non poter far nulla per evitarlo.
Si prova quindi una profonda paura non tanto di ciò che sta accadendo al momento, quanto di qualcosa che potrebbe accadere. Da qui iniziano una serie di proiezioni su un immediato futuro negativo: è a questo punto che il panico prende il sopravvento.
Cosa fare nell’immediato?
Per riuscire a gestire un attacco di panico, gli step che ho scoperto funzionare sono:
- respirare profondamente
- radicarsi
- rimanere nel presente
- riconoscere la paura e concedercela
- occupare la mente con mantra positivi, evitando che prenda il sopravvento
Nel giro di pochi minuti, solitamente, l’attacco passa.
Come procedere successivamente?
Quello proposto nel paragrafo precedente è un metodo di “pronto intervento” per gestire un attacco di panico. Occorre tuttavia comprendere la natura e risalire alle cause di queste manifestazioni attraverso un lavoro terapeutico mirato, andando ad elaborare il trauma originale per poi dare finalmente libero sfogo alle emozioni. Questo è quello che faccio con le persone che quotidianamente entrano nel mio spazio terapeutico o con le quali lavoro telefonicamente a distanza.
Ciò che imposto nella prima sessione, però, è proprio il metodo di “pronto intervento” per tamponare la situazione nell’immediato. Quello che insegno alle persone è:
- a respirare profondamente e ad accorgersi quando smettono di farlo (che è la prima cosa che succede durante un attacco d’ansia o di panico);
- a radicarsi efficacemente, riportando il loro campo energetico verso il basso e affondando bene le loro radici nella terra (che è ciò che dà quella stabilità essenziale per sentirsi al sicuro);
- a rimanere ancorati al presente, evitando di rievocare memorie negative del passato o fantasie di possibili eventi futuri drammatici;
- a restare nel momento e ad accogliere qualsiasi emozione si stia manifestando, autorizzando se stessi ad averla (piuttosto che cercare di mandarla via);
- a riconoscere che in quei momenti la mente prende il sopravvento e va a ruota libera con pensieri negativi; dunque attraverso l’uso di mantra, disciplinarla con quei pensieri positivi che sono più efficaci per ciascuno di noi.